Inazione climatica, a quando la condanna del governo Italiano?

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale della Germania per  la non efficacia della Legge sul Clima, un altro Tribunale è sceso in campo sul tema della lotta ai cambiamenti climatici: si tratta del Tribunale amministrativo di Parigi che obbliga la Francia ad adottare tutte le misure necessarie per porre rimedio, entro il 31 dicembre 2022, al superamento delle emissioni consentite di carbonio tra il 2015 e il 2018 pari a ben 15 milioni di tonnellate di gas serra in eccesso rispetto agli impegni assunti alla conferenza di Parigi nel 2015.

Si è parlato giustamente di sentenza storica. Per fortuna non l’unica: altri tribunali sono intervenuti nel richiamare gli Stati al rispetto degli impegni presi, come indica il caso Germania. Come dare torto alla via giudiziaria alla lotta cambiamento climatico? Bisogna agire e farlo in fretta, nell’interesse in particolar modo dei giovani che da anni riempiono le piazze per invocare politiche adeguate di fuoriuscita dai fossili per tutelare il clima.

Questa sentenza richiama un altro aspetto cruciale: che  soprattutto che quelli presi a livello internazionale sono impegni vincolanti, non generiche dichiarazioni di principio scritte sulla sabbia. Vale per la Francia, per la Germania e anche per l’Italia, che sembra proprio non voler imboccare la strada giusta (e obbligata) della lotta ai cambiamenti climatici. Per intenderci: solo il 16% delle risorse del Pnrr vanno alla transizione ecologica, una percentuale lontana anni luce dal 37% indicato come target vincolante dall’Europa. In quel piano c’è un deficit di investimenti verso il Green Deal che porta al non raggiungimento dell’obiettivo necessario di dimezzare le emissioni globali di CO2 entro il 2030 per azzerarle nel 2050. Condivido le riflessioni di Eleonora Evi e Angelo Bonelli, portavoce nazionali di Europa Verde, che auspicano un “Affaire du siècle” (il nome della battaglia delle quattro ong francesi che ha portato alla condanna dello Stato) anche in Italia, vista l’inerzia della politica che continua a strizzare l’occhio ai soliti noti dell’economia fossile o a rincorrere pseudo soluzioni, come il mini nucleare e la produzione di idrogeno blu dal metano con cattura della CO2 che deriva dal processo industriale.  Tipiche operazioni di distrazione di massa che ritardano la messa in opera delle soluzioni appropriate ad abbassare in breve tempo la febbre del Pianeta.

Anche in Emilia-Romagna non c’è  tempo da perdere se si vogliono rispettare gli obiettivi del tutto rinnovabile al 2035 e la carbon neutralità prima del 2050.

Servono decisioni e investimenti  coerenti: vanno archiviate, definitivamente colate di asfalto e cemento e nuove trivelle. Serve un’accelerazione verso la svolta verde.

Europa Verde continuerà a far sentire contro tutte le incongruenze del business as usual e a favore di una vera transizione ecologica ed energetica. Oggi a parole sono tutti ecologisti. Ma con il greenwashing è come correre su un tapis roulant: si resta fermi al punto di partenza.

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.