Di fronte alla crisi economica e occupazionale e alla crisi del debito pubblico, che attanagliano il nostro paese (e non solo), la parola d’ordine, ripetuta come un mantra, è crescita. La crisi economica, però, si accompagna nel mondo a quella ecologica, dovuta all’ipersfruttamento delle risorse naturali non riproducibili. Per cui bisogna fare chiarezza sul tipo di crescita a cui si punta, per evitare la perpetuazione di questo modello produttivo che ci ha portati a una non meno drammatica crisi ecologica: quella dei cambiamenti climatici, provocati dall’effetto serra indotto dalle emissioni di CO2 legate all’uso massiccio dei combustibili fossili, oltre che dal metano proveniente da discariche di rifiuti e da allevamenti di bestiame intensivi. (La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici tenutasi a Durban a metà dicembre si è occupata proprio della definizione di un nuovo accordo mondiale per ridurre le emissioni climalteranti).

Nel suo intervento all’incontro seminariale del 12 gennaio su un green new deal europeo, Ralf Fuecks (Presidente della Fondazione Heinrich-Boell, legata ai verdi tedeschi) ha usato una bella immagine per sintetizzare tutto ciò: crisi finanziaria e crisi ecologica sono gemelle, due facce della medesima medaglia: l’una è figlia del debito di risorse finanziarie, l’altra del debito di risorse naturali. Entrambe pesano sulle future generazioni.

Essendo la crisi economica intrecciata da un lato a quella energetica (alla progressiva diminuzione delle scorte di fossili estraibili a costi convenienti, e, nel caso dell’Italia, al peso della bolletta energetica, che nel 2011 ha toccato i 62 miliardi di euro) e, dall’altro, a quella dei cambiamenti climatici, la crisi attuale va dunque colta come opportunità di cambiamento: all’invocata crescita occorre imprimere la direzione di marcia della sostenibilità ambientale e sociale.

In quest’ottica vanno le dieci proposte per la cosiddetta “fase due”, per la ripresa dell’economia e per creare lavoro, presentate dagli ecologisti democratici all’iniziativa tenutasi a Roma, venerdì 13 gennaio, “La via italiana alla green economy”, che tanto interesse ha riscosso. Eccole di seguito in sintesi, e per esteso nel doc. allegato

  1. Modernizzazione ecologica dell’industria italiana. Un programma “Industria 2020” per la green economy (industria dell’auto, nuovi materiali e chimica verde, industria del riciclo, tecnologie per l’efficienza energetica e le rinnovabili, ecodesign).
  1. Riforma fiscale ecologica. Alleggerire il carico su lavoro e impresa, spostarlo sui consumi di materia e di energia; incentivare produzioni e consumi sostenibili.
  1. Politiche per la qualità italiana. Puntare sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sull’agricoltura di qualità, sul turismo, sui parchi, sulla promozione del Made in Italy nel mondo.
  1. Nuovo piano energetico. Un programma per l’efficienza energetica nell’industria, nei servizi, nell’edilizia; 50 per cento di elettricità da rinnovabili entro il 2030; Smart grid; riduzione del 30 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2020; rendere permanente l’ecobonus del 55 per cento.
  1. Difesa del suolo. E’ la più grande opera pubblica per l’Italia: Per finanziarla si propone di utilizzare almeno un terzo dei fondi Cipe e parte dei risparmi derivanti dalla rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri F35; deroga al patto di stabilità per i Comuni; frenare il consumo di suolo.
  1. Servizi pubblici locali. Sono parte importante della crescita della green economy, con gli investimenti per acquedotti e depuratori, impianti per i rifiuti, reti di trasporto, energia e gas; rispettare le indicazioni emerse dal referendum sull’acqua.
  1. Mobilità sostenibile e città ecologiche. Investire sul trasporto pubblico locale, ferrovie locali, tramvie e metropolitane.
  1. Sud. Economia verde, ambiente, energie rinnovabili, priorità per lo sviluppo del Mezzogiorno.
  1. Più legalità, meno burocrazia. Lotta alle ecomafie, introduzione dei reati ambientali nel codice penale, lotta all’abusivismo; riforma dell’Ispra e del sistema dei controlli ambientali; semplificare norme e procedure.
  1. Lavoro verde. Un milione di posti di lavoro dall’economia verde; investire su formazione e ricerca.

DIECI PROPOSTE ECODEM PER USCIRE DALLA CRISI.doc

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.
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