L’estate 2018 è stata la più calda in Europa dal 1910, ossia da quando sono disponibili i dati sulle temperature rilevate. Nei mesi di giugno, luglio e agosto il termometro è arrivato a segnare 2,16 gradi centigradi oltre la media.  Ad agosto, in particolare,  con + 2,4 gradi  sono stati battuti i record di aumento registrati  nel medesimo mese nel 2015 (+2,28 gradi) e nel 2003 (+2,17 gradi). Secondo NOAA (National Oceanic and Atmosferic  Administration), l’agenzia statunitense che si occupa di meteorologia che ha elaborato e diffuso questi dati, il 2018 finirà probabilmente per essere archiviato tra i cinque anni più caldi.

Per rispettare gli accordi sul clima di Parigi del 2015 e l’obiettivo dell’aumento massimo della temperatura media del pianeta sotto i 2 gradi, occorre imboccare con decisione la strada della transizione energetica verso una società low carbon, tanto più che se ne avrebbero anche positive ricadute di natura economica. Senza dimenticare che, essendo i cambiamenti climatici già in atto, occorre impegnarsi anche per realizzare adeguate politiche di adattamento.

Di questo ho parlato nell’intervista ad Antonio Navarra, presidente del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), uscita sul numero di ottobre del mensile La nuova ecologia, e  ora disponibile anche online.

 

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.
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