RICORDANDO MASSIMO SCALIA
Stamattina non ho voluto mancare all’evento a Roma organizzato per ricordare Massimo Scalia. A Massimo mi legava un rapporto di amicizia di lunga data, di stima personale e di militanza politica in Legambiente, nei Verdi da lui cofondati e nel movimento antinucleare, che tenne a battesimo con l’inseparabile Gianni Mattioli.
Il mosaico composto questa mattina dai ricordi di amiche e amici, parlamentari, giornalisti, docenti, ecologisti venuti da tutta Italia ha confermato come Massimo sia stato un riferimento per tanti. Anche sul piano delle relazioni amicali e degli affetti.
Dobbiamo a lui e a Gianni Mattioli l’ambientalismo scientifico come metodo e stella polare dell’ecologismo politico. Massimo è stato tra i primi a realizzare studi sul global warming già negli anni ‘80 e a spingere per il superamento di un sistema di mobilità e di produzione basato sull’impiego delle fonti fossili. Ha condotto queste battaglie da scienziato, citando sempre dati e numeri, senza mai cedere al basismo ideologico di quelli che in modo tranchante bollava come “bru-bru”.
Decisivo il suo contributo, come parlamentare e presidente del Gruppo dei Verdi, per far approvare le leggi su risparmio energetico e promozione delle fonti rinnovabili; difesa del suolo; parchi ed aree protette; messa al bando dell’amianto; tutela dell’obiezione di coscienza al servizio miliare; chiusura e messa in sicurezza di tutti gli impianti nucleari. È stato inoltre promotore e primo presidente
della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie, mettendo a nudo la waste connection internazionale, una rete di traffici illegali di rifiuti alla quale sarebbero poi stati collegati gli omicidi della giornalista Ilaria Alpi e del cameraman Miran Hrovatin.
L’ultima battaglia che ho fatto con Massimo è stata l’opposizione al finanziamento pubblico regionale dell’impianto Eni per la cattura e lo stoccaggio della CO2 a Ravenna, un insensato progetto mangia-soldi al servizio dell’altrettanto insensato uso del metano (di cui Eni è piena) per ricavarne idrogeno.
Con Massimo avrei voluto poter continuare il confronto contro Eni e contro il nuovo feticcio: il nucleare sicuro di quarta generazione che, sia pur su piccola scala, continua a basarsi sulla fissione, il processo standard del nucleare in uso al mondo. Ma lui non c’è più.
L’impegno collettivo che ci siamo presi stamattina è di continuare nel suo nome ciò che per lui era ed è giusto.

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.