NO ALL’AMPLIAMENTO DELLA CAVA DI MONTE TONDO
Oggi sul Corriere Romagna un mio intervento a favore della riconversione della cava di Monte Tondo, fermando la richiesta di ampliamento. Segue il testo del mio intervento.
Anche oggi, a fronte della richiesta dell’ampliamento dell’area di scavo nella cava di Monte Tondo, ribadiamo il nostro “no”, auspicando l’avvio di un percorso di riconversione del polo produttivo per salvaguardare i posti di lavoro.
La chiusura della cava è prevista per il 2032, per cui non manca il tempo per avviare la riconversione del sito, investendo su cultura e turismo sostenibile. Per la sua bellezza e la sua particolarità morfologica, questo territorio è in predicato di divenire patrimonio mondiale dell’UNESCO. Un’investitura prestigiosa che l’ampliamento delle attività metterebbe ovviamente a rischio, mentre potrebbe aprire nuovi orizzonti all’occupazione e allo sviluppo del turismo culturale e naturalistico locale.
Già nel luglio scorso come capogruppo di Europa Verde dell’Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna presentai un’interrogazione per chiedere alla Giunta regionale chiarimenti sulla richiesta avanzata dalla multinazionale Saint-Gobain di espandere l’area di estrazione del gesso nella cava che si trova nel Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola.
Condividendo le preoccupazioni della Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna, oltre che di Legambiente Emilia-Romagna APS e del WWF, evidenziavo come la richiesta dell’azienda apparisse insostenibile visti i diversi vincoli di tutela sull’area e le gravi conseguenze dal punto di vista paesaggistico e ambientale che provocherebbe il proseguimento e l’ampliamento dell’attività estrattiva.
Oggi si torna a parlare della cava di Monte Tondo alla luce del nuovo studio commissionato dalla Regione Emilia-Romagna
e preannunciato dall’assessora Barbara Lori nella risposta che mi diede in aula. Si tratta di un’analisi tecnica che, oltre a verificare la possibilità di proseguimento dell’estrazione del gesso, ha l’obiettivo di individuare una o più modalità di sistemazione e recupero finale dell’area che possano valorizzare nella maniera migliore tutte le sue caratteristiche di pregio e di interesse.
L’assessora Lori all’epoca sottolineò che qualunque decisione sarebbe stata sottoposta alla Valutazione di Incidenza per analizzare le ripercussioni sulle specie e gli habitat di interesse comunitario presenti nel sito, e al contempo assicurò – come da me richiesto – un percorso partecipativo aperto alle associazioni e alla cittadinanza, promuovendo una raccolta dei dati esistenti, compresi quelli in possesso della Federazione Speleologica Regionale.
In attesa di conoscere l’esito del nuovo studio, nessuna delle preoccupazioni che evidenziai nell’interrogazione è venuta meno.
Ci aspettiamo che le istituzioni coinvolte puntino sulla salvaguardia di questo ambiente naturale unico al mondo e accogliamo con soddisfazione l’intenzione della Regione di continuare a sostenere la candidatura del Parco della Vena dei Gessi a Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco.

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.