Ha suscitato allarme presso molte amministrazioni comunali la proposta (contenuta nella Legge di Stabilità presentata giovedì scorso dal Governo) di ridurre l’illuminazione pubblica per recuperare risorse economiche.
In realtà, interventi di razionalizzazione e di efficientamento energetico sono possibili in questo campo senza pregiudicare il servizio e precipitare al buio. L’importante è, appunto, intendersi sulle modalità: non basta “spegnere l’interruttore”, bisogna intervenire con tecnologie avanzate. Che, come in altri campi, contribuiscono a “fare di più con meno”. L’efficienza nell’uso dell’energia e delle risorse naturali è un ingrediente chiave della green economy. E dovrebbe rappresentare la bussola della ripresa economica.
Come contributo alla discussione, pubblico di seguito un mio intervento uscito oggi sulle pagine di cronaca di Bologna del quotidiano la Repubblica con il titolo: “Risparmiare è possibile, impariamo da Minerbio”.

Ci risiamo: dopo lo spegnimento delle luci nei parchi pubblici proposto dall’allora commissaria Cancellieri per alleggerire il bilancio del Comune di Bologna, questa volta è il Governo, con la Legge di Stabilità, che impone agli enti locali il buio per ridurre la spesa pubblica. In attesa di chiarimenti, resta il disorientamento di fronte a simili proposte formulate nell’Anno Domini 2012, a pochi giorni dall’approvazione della nuova direttiva europea sull’efficienza energetica. Che ovviamente non prescrive di spegnere strade e periferie, ma promuove un approccio più innovativo: fare di più con meno. Invitando semmai gli Stati membri a sostenere il Patto dei Sindaci per la realizzazione di piani energetici locali sostenibili.

Ma del resto cosa aspettarsi da un Governo che con il quinto conto energia e il decreto sulle rinnovabili è riuscito a mettere il bastone tra le ruote (soprattutto aumentando il carico di burocrazia, oltre che diminuendo in maniera squilibrata gli incentivi) a un settore, quello delle fonti rinnovabili appunto, che nei mesi del gelo della crisi economica, in controtendenza, ha dato prova di riuscire a produrre reddito e nuovi posti di lavoro? Eppure dovrebbe stare a cuore al Governo dei tecnici ridurre, con l’impiego di un maggiore tasso di tecnologia pulita, la nostra bolletta dell’import di energia primaria (petrolio e gas in primis), che nel 2011 ha superato i 61 miliardi.

Come è noto, di soluzioni tecnologiche avanzate per ridurre il consumo di elettricità nella pubblica illuminazione ce ne sono. Ed è sperabile che a queste pensi in realtà il Governo, che ha parlato anche di “reingegnerizzazione della rete”. A Cattolica, ad esempio, ha la sua base il Gruppo Umpi, che produce sistemi di telegestione degli impianti di illuminazione pubblica (anche esistenti) che non richiedono interventi invasivi, ma sfruttano l’uso delle cosiddette onde convogliate. In pratica quello che il fondatore Piero Cecchini fece nel proprio albergo per non abbattere i muri (con tutte le spese e i disagi conseguenti) quando all’inizio degli anni ’80 una delibera regionale impose di installare i tiranti di soccorso nei bagni. Oggi il Gruppo Umpi illumina aeroporti, strade, parcheggi in tutto il mondo. Da notare che con l’impianto di Faraggera d’Adda l’azienda si è aggiudicata il premio “Save the sky” dell’associazione di astrofili “Cielobuio” che combatte l’inquinamento luminoso e ha ispirato il provvedimento proposto da Enrico Bondi nell’ambito della spending review.

Da citare anche l’azienda Renner, di Minerbio (BO), che il 9 novembre, in occasione della fiera Ecomondo a Rimini, sarà premiata dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile (presieduta dall’ex ministro all’Ambiente Edo Ronchi) per l’iniziativa finalizzata a contenere i consumi di acqua, elettricità, gas, rifiuti e materiale di consumo, che presenta un aspetto inedito: il 50% dei risparmi ottenuti finirà nella busta-paga dei dipendenti per remunerare i loro comportamenti virtuosi. E come non ricordare, sempre alle nostre latitudini, l’azienda Usl di Rimini, premiata anch’essa dalla Fondazione nel 2010 per il Piano di azione per il miglioramento della sostenibilità energetica di ospedali, poliambulatori e uffici? Basato su interventi per la riduzione dei consumi termici ed elettrici e l’uso di rinnovabili e cogenerazione, il piano in larga parte si ripaga nell’arco di pochi anni attraverso i risparmi ottenuti.

E’ questa la strada per abbattere i consumi e ridurre la spesa pubblica: quella dell’innovazione tecnologica. E dal Governo Monti, che ci ha restituito dignità di Paese a livello europeo, ci aspettiamo di essere europei anche quando si parla di uso efficiente dell’energia. La tanto invocata crescita economica, che sia anche ambientalmente sostenibile, passa di qui.

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.
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