Le priorità dei Verdi tedeschi. Mia intervista a Jamila Schäfer, vice presidente del partito.

Ventisei anni, una laurea in sociologia e filosofia, dal 2018 Jamila Schaefer (vedi foto) è vice presidente di Bündnis’90/die Grünen, il partito nato dopo la riunificazione delle due Germanie dall’alleanza dei verdi tedeschi storici con i movimenti di opposizione democratica della ex-DDR. La formazione politica di Schäfer è avvenuta nelle fila dei giovani verdi di Monaco di Baviera, sua città di origine. Oggi è la responsabile delle relazioni dei verdi tedeschi a livello europeo e internazionale.

Al dibattito sulla crisi climatica  – a cui ho partecipato insieme a lei alla Festa dell’Unità di Bologna lo scorso 3 settembre (vedi foto) – non ha esitato a definirsi «di sinistra», in contrasto con l’idea corrente che i verdi tedeschi non sarebbero né di destra né di sinistra. Quanto poi alla storica spaccatura tra i Realos dell’ex vice-cancelliere verde Joschka Fischer e di Daniel Cohn-Bendit da un lato, e i Fundis (i fondamentalisti più di sinistra) dall’altro, Schäfer sostiene che oggi questa divisione è superata e che tutt’al più le differenze si manifestano in un diverso approccio alla gestione della finanza pubblica che i Realos vorrebbero mantenere al riparo da deficit e debito pubblico.

Trainato dai successi elettorali alle Europee di maggio e alle recenti elezioni in Sassonia e Brandeburgo, Bündnis ‘90/die Grünen è oggi impegnato nella riscrittura del programma elettorale generale. Con quali priorità di fondo? Lo abbiamo chiesto a Jamila Schäfer.

«Vogliamo rispondere in maniera adeguata alle grandi sfide internazionali, a cominciare ovviamente dai cambiamenti climatici: secondo il rapporto pubblicato a ottobre 2018 dall’Ipcc, abbiamo 11 anni di tempo per mantenere sotto controllo la crisi climatica prima che diventi irreversibile. Per questo nel nostro programma cerchiamo di formulare proposte radicali: occorre ristrutturare il sistema economico per renderlo compatibile con i limiti fisici del Pianeta. L’altro tema cruciale è la difesa della democrazia in Europa. Nelle elezioni in Sassonia e Brabdeburgo dell’1 settembre Bündnis ‘90/die Grünen  ha raggiunto la più alta percentuale di consensi mai raggiunta in questi Land. Contemporaneamente, però, ci preoccupa che il partito populista di estrema destra Alternative für Deutschland si sia notevolmente rafforzato. E’ necessario tenere lontane dalle leve del potere queste forze antidemocratiche e formare ampie alleanze con i partiti democratici per impedirgli di distruggere le fondamenta del nostro sistema politico democratico. Il modo di far politica va riformato  radicalmente per stimolare nei cittadini il desiderio di partecipare, di esprimere le proprie necessità e desideri. E vanno anche migliorati i rapporti tra Stato centrale e Land regionali, l’offerta di infrastrutture pubbliche, dai trasporti agli ospedali, per migliorare la qualità della vita.

Le sfide che abbiamo di fronte a livello internazionale – dalla crisi dell’approccio multilaterale alle guerre commerciali, alla Brexit – esigono una politica ispirata al valore universale della libertà. Per questa ragione per noi sono importanti le soluzioni ai problemi a livello locale, ma sempre con uno sguardo rivolto alla situazione internazionale.

Infine, in questa fase siamo impegnati ad aprire il più possibile il partito alla società: vogliamo ampliare e arricchire la nostra base di riferimento».

In che modo vi state muovendo per favorire questo processo di apertura?

«Nel lavoro di revisione del programma invitiamo a confrontarsi con noi e a fare proposte tutti coloro che pensiamo possano sentirsi vicini alla nostra politica, indipendentemente dal fatto se siano iscritti o meno a Bundnis’90/die Grünen, come scienziate/i, ricercatrici/tori sul clima, dei quali vogliamo integrare i punti di vista nel programma. Ci confrontiamo anche con “esperti della quotidianità” per così dire, ovvero persone che hanno da insegnarci qualcosa sulla base della loro esperienza lavorativa: infermiere, ad esempio, per capire, dalle difficoltà che incontrano sul lavoro, cosa va cambiato nella gestione degli ospedali e nel sistema sanitario. Lavoriamo poi in stretto contatto con i movimenti, sia a livello locale che nazionale: dialoghiamo con i Fridays For Future per raccogliere i loro input; abbiamo rapporti di collaborazione con le ong che si occupano del salvataggio in mare dei migranti, e cerchiamo di appoggiare la loro attività a livello nazionale ed europeo».

Quali sono le prime cinque priorità del vostro programma in divenire?

«Politiche per il clima,  prima di tutto. Un tema che stiamo discutendo intensamente è l’introduzione della carbon tax. A differenza del nostro governo, riteniamo che si debba fissare il prezzo della CO2, con l’obiettivo, però, non semplicemente di rendere più cari i prodotti che danneggiano il clima, bensì ridistribuire il gettito che si ricava da questa tassa, premiando con quote maggiori i cittadini che avranno adottato comportamenti più ecologici.

A sostegno delle politiche in campo sociale vogliamo superare il dogma del disavanzo zero in politica finanziaria. Il governo tedesco è impegnato a mantenere il bilancio statale in equilibrio senza aumentare il disavanzo, una posizione di per sé comprensibile, ma che non tiene conto, come è invece necessario fare oggi, della crisi climatica, che richiede di impostare la politica finanziaria in funzione di questa emergenza: avendo poco tempo a disposizione per bloccare la crisi climatica, occorre investire su larga scala per contrastarla, ad esempio a favore di un sistema di mobilità sostenibile che renda più conveniente viaggiare in treno, più costoso volare, e in generale che metta a disposizione dei cittadini alternative più ecologiche. Ma dobbiamo anche occuparci del nostro vivere quotidiano, in particolar modo nelle campagne, per migliorare anche lì la qualità della vita. In campo sanitario pensiamo che in primo piano vada messa la salute delle persone e non i bilanci in attivo degli ospedali. Proponiamo anche di introdurre un’assicurazione sanitaria generale dei cittadini che garantisca a tutti l’accesso a un sistema sanitario più solidale, a prescindere dalla loro occupazione, ovvero se siano dipendenti privati, o pubblici, o parlamentari, o liberi professionisti, o altro ancora. Finché sarà necessario investire massicciamente per la sostenibilità e in campo sociale, non sarà possibile sostenere che non si vuole spendere: per questo spingiamo per cambiare impostazione alla gestione della finanza pubblica, affinché si tenga nel dovuto conto la necessità di fare gli investimenti».

Nel campo delle mobilità urbana a cosa puntate in  particolare?

«Ad affrontare con decisione l’inquinamento atmosferico. Va incrementata la realizzazione di  infrastrutture per la mobilità ciclistica, e va resa più piacevole la mobilità pedonale in strade meno affollate dalle auto e dai loro puzzolenti gas di scarico. Abbiamo suggerito che a partire dal 2030 non sia più possibile immatricolare nuove auto col motore a combustione, così da cessare una buona volta gli investimenti nelle infrastrutture utilizzate da questi veicoli dannosi per la salute e l’ambiente».

Qual è la vostra posizione sul fenomeno dell’immigrazione che si ripercuote in modo particolare sui paesi del sud Europa?

«La sfida dell’immigrazione va  affrontata con un approccio umanitario e a livello europeo attraverso una ridistribuzione solidale dei  migranti tra i paesi dell’Unione europea. Italia, Grecia, Spagna e Malta sono i confini estremi a sud dell’intera Europa, non di singoli Stati. Vanno quindi sostenuti solidalmente dalla Ue nelle attività di accoglienza e registrazione. Le piccole isole greche, ad esempio, ospitano campi di richiedenti asilo che hanno raggiunto insostenibili livelli di sovraffollamento, che rendono  estremamente difficile l’iter di valutazione dei requisiti per ottenere l’asilo. Purtroppo al momento non c’è accordo unanime intorno a questo approccio solidale. Come contributo per allentare la pressione sul sud dell’Europa, pensiamo che il governo tedesco potrebbe mettere fine immediatamente al trasferimento forzato degli immigrati nel primo paese di approdo in base agli accordi di Dublino, e rifiutarsi di aderire al meccanismo di registrazione degli immigrati stabilito da quegli accordi. Inoltre, i più di 70 comuni della Germania che hanno dichiarato di essere pronti ad accogliere i migranti salvati dai naufragi vanno messi in condizione di poterlo fare».

Sui salvataggi in mare attuati dalle ong cosa pensate?

 «Come ho detto difendiamo le ong. Ma per superare l’attuale modalità di intervento lasciato alle imbarcazioni private, pensiamo che vada messo in piedi un sistema pubblico di salvataggio in mare dei migranti finanziato dalla Ue, inquadrato in una sorta di politica europea comune per i richiedenti asilo, che stabilisca che salvare le vite in mare è una comune responsabilità dell’Europa: non possiamo più stare a guardare i naufragi di esseri umani che annegano nel Mediterraneo. Si potrebbe costruire una coalizione di paesi di buona volontà che decidono di accogliere una parte delle persone che sbarcano nei paesi nel sud Europa, evitando di dover intavolare ogni volta singole trattative per ogni imbarcazione che arriva sulle coste europee. Sarebbe un passo in avanti rispetto alla situazione attuale che ha consentito a Salvini e alla destra italiana di strumentalizzare il comportamento non solidale dell’Europa a favore della politica dell’esclusione. Arrivare finalmente a una politica comune solidale verso l’Europa del sud è interesse stesso della difesa della democrazia in Europa. Ma c’è un altro punto da sottolineare».

Quale?

«Il fenomeno migratorio va preso come un sintomo di un problema assai più grande: il nostro sistema economico scarica enormi costi sociali ed ambientali su paesi fuori dall’Europa, e in Europa su quelli più deboli. C’è una disparità enorme dei redditi tra paesi ricchi e poveri. Se vogliamo davvero risolvere alla radice il problema delle persone costrette ad abbandonare la propria casa e il paese d’origine, dobbiamo cambiare la nostra economia, il commercio e la nostra politica per il clima per impedire che ampie aree del pianeta divengano inabitabili. Per far cessare lo sfruttamento delle persone costrette a lavorare in condizioni terrificanti per estrarre metalli rari nei paesi dell’Africa centrale e orientale, dobbiamo sanzionare le imprese che ne sono responsabili. E’ per questo che le battaglie per il clima e per la giustizia sociale vanno condotte insieme: per rendere più difficile l’approdo sui mercati a quei prodotti, da un lato, e per favorire, dall’altro, le imprese che producono seguendo criteri di equità sociale e sostenibilità ambientale».

In ambito europeo, accanto alla revisione delle politiche sull’immigrazione, quale altro obiettivo prioritario avete?

«La riforma della Politica agricola comune (Pac) secondo criteri ecologici. Attualmente  gli agricoltori ricevono i sussidi europei in base agli ettari coltivati e non alle modalità agronomiche adottate, mentre secondo noi vanno dati maggiori sussidi sia alle imprese agricole che per proteggere la biodiversità riducono o eliminano del tutto l’uso dei pesticidi, sia agli allevatori che conducono allevamenti su piccola scala al posto dei megallevamenti, perché queste modalità colturali e zootecniche sono orientate al bene comune e più ecologiche».

Come funziona Grüne Jugend, la vostra organizzazione giovanile e in che rapporti è col partito “maggiore”?

«Gli iscritti al di sotto dei 28 anni di età possono diventare membri contemporaneamente di Bündnis ‘90/die Grünen e della nostra organizzazione giovanile, oppure solo di Grüne Jugend. Anch’io ne faccio ancora parte. I giovani verdi godono di totale autonomia,  pur sentendosi vincolati alla condivisione degli obiettivi del partito maggiore, che loro chiamano dei “vecchi verdi”. Due volte all’anno tengono il loro congresso nazionale per definire gli obiettivi e rinnovare la presidenza. Una volta all’anno partecipano a un campo estivo di quattro giorni in una località della Germania per discutere insieme delle maggiori sfide da affrontare, leggere libri, frequentare seminari, ma anche organizzare feste. Periodicamente tengono seminari di approfondimento. Inoltre vengono organizzati incontri dalle federazioni regionali e dai circoli locali di Grüne Jugend. Infine, i giovani verdi possono presentano proprie mozioni ai congressi di Bündnis ‘90/die Grünen».

In Italia si guarda con invidia ai vostri inarrestabili successi elettorali: come spieghi la vostra continua ascesa?

«Sono diversi i fattori in gioco. Da un lato il dibattito scatenato dai giovani di Fridays For Future ha portato al centro dell’attenzione della società la crisi climatica, un tema su cui noi siamo impegnati già da molto tempo, cosicché abbiamo potuto sfruttare il vento a nostro favore delle manifestazioni di piazza. Tante persone hanno capito che la crisi climatica ha che fare con la loro concreta esistenza, e non con astratte parole d’ordine. Sulla nostra agenda però non c’è solo il clima, ma anche la lotta all’estremismo di destra, che da molti è percepito come una minaccia alla propria libertà. Cerchiamo di trovare risposte anche alle sfide politiche in campo economico e sociale, come ad esempio l’emergenza infermieristica nel sistema sanitario che colpisce molti cittadini. In altre parole, siamo riusciti a farci percepire non come un partito monotematico, bensì come una forza politica che si occupa di tutti gli aspetti dell’esistenza ed elabora proposte a 360 gradi. E credo che abbia contato anche l’apertura verso la società, ovvero mostrare alle persone che condividono la nostra visione che attraverso di noi possono avere un ruolo in politica. Analogamente, agli/alle scienziati/e che per anni si sono appellati al governo tedesco per ridurre le emissioni di CO2 e per introdurre modelli di mobilità sostenibili, abbiamo detto: dite a noi cosa va fatto, e noi cercheremo di attuarlo. Aprirci alla società, rivolgerci alle persone comuni, ci ha sicuramente aiutato ad aumentare i consensi elettorali».

 

Silvia Zamboni

Giornalista – Ambiente e Sostenibilità, Energia e Cambiamenti Climatici, Economia Circolare, Green Economy, Sharing e Digital Economy, Mobilità Sostenibile, Turismo Sostenibile, Agricoltura e Manifattura Biologica, Politiche Ambientali Europee.
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